Il valore della ricerca tra passione e formazione

Lug 21, 2018 General

di TEDxBergamo Team

Pubblichiamo l’intervista ad Ariela Benigni, Capo del Dipartimento di medicina molecolare e segretario scientifico dell’IRCCS Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Bergamo, che è stata nostra speaker nel 2016.

Nelle righe che seguono potrete approfondire la conoscenza di una persona di alto valore professionale, che mette nel suo lavoro entusiasmo, passione e un grande rispetto verso i pazienti, senza tralasciare l’impegno costante per la formazione di giovani talenti.

 

Sei stata una speaker di TEDxBergamo 2016, quale è stato l’elemento ispiratore che ti ha convinto a partecipare?

L’elemento ispiratore è stato il titolo Change. In particolare, la frase attribuita a Socrate “Il segreto del cambiamento è concentrare tutte le proprie energie, non nel combattere il vecchio, ma nel costruire il nuovo”, che è stata il file rouge dell’edizione 2016.
Anche per me il cambiamento ha questa valenza.

 

A distanza di due anni dal tuo talk quali sono le novità che vorresti condividere con i nostri lettori?

Noi ci occupiamo, tra le altre cose, di malattie rare, che perlopiù hanno origine genetica; questo ci ha aperto una prospettiva di ricerca molto interessante nell’ambito del genoma umano.

Grazie a questo studio abbiamo capito due cose in particolare:

  • ogni individuo è davvero diverso dall’altro e per sviluppare una malattia non basta una sola mutazione, ma spesso sono necessari tanti cambiamenti del DNA;
  • le cellule, il cui DNA è alterato, possono essere curate con le cosiddette “forbici molecolari”. Questo sistema, conosciuto come CRISPR/Cas9, permette di tagliare e incollare pezzi di DNA, in modo tale da correggere l’anomalia genetica di ciascuna cellula. Finora questo sistema è stato usato in prove di laboratorio, per la cura delle malattie genetiche bisogna ancora lavorare.

Queste scoperte rappresentano, comunque, un grosso passo avanti per la medicina del domani.

 

Nel 2017 uno degli obiettivi di ricerca del tuo team era risolvere la malattia renale nel diabete. Quali sviluppi ci sono?

Fino ad oggi abbiamo trovato rimedi per ridurre la perdita graduale delle funzioni del rene nei malati non diabetici. Per la malattia renale nel diabete è più difficile, siamo tutti molto impegnati. Recentemente, sono stati trovati nuovi farmaci capaci di bloccare l’evoluzione della malattia renale diabetica.

Queste medicine favoriscono la riduzione dei livelli di glucosio nel sangue. Il controllo glicemico nel paziente diabetico è importante perché permette di controllare la pressione del sangue e proteggere, a lungo andare, il cuore e il rene.

 

Bergamo vanta molti giovani ricercatori provenienti dall’estero. Nel vostro campo quanto è importante confrontarsi con professionisti che vengono da altri Paesi?

La ricerca è sempre stata globale. Per i ricercatori dell’Istituto Negri passare periodi all’estero è una tradizione da sempre. Oggi, più che un tempo, è fondamentale scambiare opinioni, dati e risultati con persone di tutto il mondo. Questo perché la ricerca ha obiettivi ambiziosi, ed è necessario mettere insieme tutte le competenze per raggiungere il risultato in minor tempo e con maggiore efficacia per l’utente finale, cioè il paziente.

La collaborazione tra i gruppi è utile anche per i giovani perché li arricchisce molto. I ricercatori italiani sono in media preparati, ma dopo essere andati all’estero è difficile farli rientrare in Italia. Noi cerchiamo di fare in modo che tornino e ci impegniamo ad attirare stranieri da noi.

Una delle caratteristiche del nostro Istituto è la formazione e sono orgogliosa di dire che abbiamo contribuito alla nascita della Scientific Writing Academy, un corso che ha come obiettivo quello di insegnare ai giovani come divulgare la scienza. Una buona divulgazione fa capire alla gente il valore di quello che fai e quanto sia necessario sostenere la ricerca.

Questa scuola esiste a Bergamo da 5 anni e permette di formare ragazzi provenienti da Paesi diversi (finora 15), emergenti e non, uniti dall’obiettivo comune di migliorare il proprio lavoro. È importante che tutti noi, non solo a parole, ma a fatti, creiamo le premesse affinché il nostro Paese sia più accogliente per i giovani.
Abbiamo tanti talenti e dobbiamo riuscire a trattenerli. A questo vorrei dedicare i miei anni futuri.

 

Insieme al dottor Remuzzi e alla dottoressa Zoja, tuoi colleghi dell’Istituto, siete stati tra i finalisti dello European Inventor Award 2017, il più importante riconoscimento europeo all’innovazione, promosso dall’European Patent Office. Come è andata questa esperienza?

Questa nomination a sorpresa ci ha fatto molto piacere perché, anche se il premio non ci è stato assegnato, è stato un po’ come essere nominati agli oscar, ma nel nostro campo.

L’European Patent Office stabilisce quali sono i brevetti più interessanti e soprattutto quelli con un maggior impatto sulla popolazione. L’Istituto Mario Negri non brevetta. Il brevetto è depositato da altri, ma coloro che hanno fatto la scoperta rimangono gli inventori.

Grazie a questa nomination abbiamo aumentato la nostra visibilità a livello nazionale e internazionale per quello che abbiamo scoperto a Bergamo, cioè la possibilità per alcuni pazienti con malattie renali di evitare la dialisi. Una volta si pensava che la malattia renale fosse progressiva, poi, come ho spiegato a TEDxBergamo 2016, abbiamo trovato dei farmaci che rallentano la progressione di questa patologia. In certi casi si riesce persino a migliorare la condizione del rene. 

Questa terapia è ora usata in tutto il mondo e questo ci rende molto orgogliosi.

 

Vedi il talk di Ariela benigni a TEDxBergamo 2016 

 

TED crea connessioni tra persone, discipline e idee. Quale è stato l’incontro più significativo per la tua crescita professionale? 

Nella mia carriera ho incontrato tante persone fuori dal comune. Ricordo, più di tutti, il professor Berry Brenner, nefrologo di Boston, ora in pensione, che è una delle menti più brillanti che io abbia mai conosciuto. Il professor Brenner è stato un grande ricercatore, tra i suoi meriti quello di aver formato tanti giovani che oggi ricoprono ruoli apicali nelle più prestigiose università americane. Lui è stato per me fonte di grande ispirazione, mi ha insegnato che la cosa veramente importante è scoprire qualcosa di utile per i pazienti, indipendentemente da dove viene pubblicata.

Oggi tutti gli scienziati hanno il problema dell’impact factor e cioè di avere una pubblicazione su riviste autorevoli molto lette o citate, mentre lui affermava: “Se fai una scoperta importante, anche se la pubblichi su un giornale che non è nella top list, stai certo che qualcuno la troverà. Se, invece, la scoperta non è importante è meglio che nessuno la trovi”.

Ognuno di noi, nella propria vita personale e professionale può riconoscere un elemento che potremmo definire “magico”, che ci spinge ad andare oltre, ad immaginare la nostra “missione nel mondo”, a costruire il nostro futuro. Quale è stato per te questo elemento unico e magico?

L’elemento magico è il mio lavoro. La magia è scoprire come è fatto il nostro corpo e come si altera in condizione di malattia. Oggi, grazie a microscopi ad altissima risoluzione, abbiamo ottime possibilità di indagine. L’analisi approfondita del DNA permette da un lato di stupirci di fronte alla perfezione del nostro corpo, dall’altro di vedere come alcune volte questo meccanismo si alteri. La nostra sfida è cercare di eliminare l’anomalia.

La ricerca è un lavoro entusiasmante e ogni giorno è una straordinaria scoperta.

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