Architetto o Architetta? Ecco le Rebel Architette

Lug 30, 2018 General

di TEDxBergamo Team

Un progetto di donne per le nuove generazioni di progettisti e progettiste.

Le donne non sono una minoranza nel mondo, ma le donne sono ancora una minoranza nel campo dell’architettura e vogliamo che il mondo in cui viviamo venga riflesso meglio in questa professione

Cosi si sono espresse le organizzatrici del flash mob delle architette all’ultima edizione della Biennale di Venezia, che per la prima volta nella sua storia è stata curata da due professioniste, Yvonne Farrell e Shelley McNamara, senza la presenza di un partner maschile.

La parità di genere è un tema molto caldo dei nostri giorni. E riconoscere il valore femminile all’interno di un mondo, quello dell’architettura, che tradizionalmente è sempre stato appannaggio degli uomini è un grande passo avanti soprattutto per le nuove generazioni.

Nel 2017 nasceva a Bergamo, per la prima volta in Italia, il timbro ufficiale “Architetta” approvato dall’Ordine degli Architetti di Bergamo e richiesto da Silvia Vitali, Cristina Brambilla e Francesca Perani, a cui ha fatto seguito l’iniziativa RebelArchitette un progetto no profit per raccogliere 365 profili di professioniste da tutte le parti del mondo sfogliabile gratuitamente online.

Abbiamo chiesto a Francesca Perani, architetta bergamasca di Albino e docente IED a Milano, di raccontarci questa impresa a sostegno della professione femminile.

 

Come nasce l’idea di questo volume e quante persone hanno contribuito alla sua realizzazione?

L’approvazione del timbro al femminile è stato ciò che ha dato il via all’utilizzo del titolo Architetta: se da un lato questo ha riscosso un successo mediatico immediato come simbolo di buona pratica nella professione, dall’altro ha acceso un forte dibattito online, principalmente sui social network.

Abbiamo dunque sentito la necessità di diffondere le profonde motivazioni che ci legano al termine, promuovendo la visibilità delle protagoniste del mondo della progettazione, sia emergenti che riconosciute.

L’obiettivo di questo progetto, no profit, è quello di promuovere un panorama professionale eterogeneo ed equo, in cui anche le donne progettiste siano figure di riferimento per le nuove generazioni.

Il nostro team è composto da 18 creative; studentesse, giovani laureate, professioniste, tra cui anche una traduttrice, una blogger, una fotografa, una interior designer. Il gruppo iniziale nasce ad Albino, Bergamo, ma è cresciuto velocemente grazie a componenti che via via hanno aderito al progetto, sia a livello italiano che in ambito internazionale.

Lavoriamo a stretto contatto grazie ai più diffusi strumenti digitali, e cerchiamo il più possibile di trasferire il progetto online sulle piattaforme dedicate e sui social, attività che ci ha messo in contatto con le organizzatrici del Flash Mob della Biennale di Venezia e con altre organizzazioni di ampio respiro.

 

Come avete selezionato i profili delle architette da inserire nel volume? Tutti e 5 i continenti sono stati rappresentati con attenzione…

La selezione ha prediletto progettiste con un portfolio da cui emergesse un livello progettuale innovativo e di qualità, ma anche un impegno rivolto alla collettività, alle tematiche sociali e di genere.

Modelli di eccellenza che sono il risultato di un’approfondita ricerca online, sia su piattaforme specializzate (tra cui fondamentale la partnership con Divisare), che attraverso l’importante lavoro di associazioni internazionali che si dedicano alla parità di genere nella professione.

Lo scorso Novembre abbiamo inoltre lanciato una open call che ci ha permesso di estendere il panorama dei profili inseriti e di diversificare quello Europeo con una spiccata presenza dell’Italia (72 protagoniste), in evidenza anche il Nord America e l’Oceania.

 

Esiste ancora una forte disparità tra uomini e donne che esercitano questa professione. Alcuni dati sono sconcertanti se pensiamo che la metà degli studenti di architettura è femminile ma che poi solo 3 donne su 10 si iscrivono all’Ordine.

Anche se attualmente il numero delle iscritte a Bergamo si aggira sul 40%, ed in Lombardia è circa del 49% (dati Regione Lombardia), è altrettanto riconosciuto un altro dato a livello internazionale, che vede circa un 32% di laureate che poi scompare però dalla professione (“Where are the women architects” 2016, Despina Stratigakos).

Alcune delle cause evidenti di questa contraddizione sono la mancanza di ruoli al femminile a cui aspirare, il pay gap (la differenza salariale) e le difficili condizioni legate alla conciliazione famiglia-lavoro. In Italia è certamente molto evidente la disparità nella professione per quanto riguarda molti ambiti di riferimento quali conferenze, giurie, mondo accademico o istituzionale dove ancora troppo spesso si palesano situazioni sbilanciate a maggioranza maschile.

 

Il web riveste una grande importanza nel vostro modo di comunicare e di trasmettere i vostri valori. Tanto da considerarvi “attiviste digitali”. Cosa pubblicate periodicamente?  

Il nostro progetto si rivolge in primis alle nuove generazioni di professsionisti/e, agli studenti, alle studentesse: per questo abbiamo deciso da subito di lavorare attraverso strumenti digitali di facile accesso che favorissero e rendessero più immediata la diffusione e la condivisione dei contenuti.

Dal maggio scorso, abbiamo pubblicato ogni giorno e per la durata di un anno, un post con la biografia di una professionista sulla nostra piattaforma Facebook ARCHITETTE. Mentre da maggio 2018 è disponibile sul sito www.issuu.com l’intera collezione di architette internazionali in un’unica pubblicazione digitale, che in soli 5 mesi è già stata consultata da 4700 lettori (link pubblicazione).

 

Quale è secondo lei l’elemento che può realmente fare la differenza nell’attuale modo di lavorare?  

La nostra professione sta vivendo profondi cambiamenti: per poter sopravvivere, ma anche per poter avere una nuova svolta sostenibile, siamo certe sia indispensabile il contributo di entrambi i generi. Per questo riteniamo fondamentale continuare a diffondere l’approccio progettuale di moltissime colleghe, in modo da suggerire nuovi riferimenti di eccellenza e nuove strade da percorrere e dalle quali prendere ispirazione.

Questo però può avvenire solo attraverso un atteggiamento più generoso di uomini e donne che nella professione, in sinergia, si propongano come mentori e facilitino la presenza delle colleghe, laddove risultino ancora invisibili.

 

Ognuno di noi, nella propria vita personale e professionale, possiede un elemento che potremmo definire “magico” che spinge ad andare oltre, a costruire il proprio futuro. Quale è stato per lei questo elemento unico e magico? 

“Magica” per me è stata la mia giovinezza, sono cresciuta con una figura materna estremamente libera e indipendente, in un ambiente famigliare in cui entrambe le figure lavoravano in grande sinergia. Tutto ciò che faceva mio fratello maggiore potevo farlo anche io, una grande consapevolezza che tutt’ora mi rende così ferma nella diffusione della parità di genere.

Vivo in una casa progettata da un grande architetto, Armen Manoukian; ho trascorso momenti felici e li trascorro tutt’ora in un ambiente, scolpito, progettato su misura, unico. Non posso quindi non intendere l’architettura come una professione che non solo risolve i problemi ma che può davvero aiutare le persone a sentirsi più felici abitandola.

Ispirata alla celebre citazione di Gae Aulenti, oggi mi sento di dire che “L’architettura è un mestiere ‘anche’ da donne.” Affermiamolo a voce alta, i tempi sono maturi per un vero cambiamento.

 

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